La verità negata di Kenshiro

una recensione di Gianluca Bernardo trasformare politicamente

Quando ero piccolo mia madre mi impediva di vedere Kenshiro, il cartone “giapponese” e “violento” dove c’era questo tipo piuttosto nervoso che faceva esplodere gente di per sé già parecchio brutta. Poche immagini sul Tv Color furono sufficienti a decretarne l’ostracismo e a condannare l’energumeno e i suoi amici all’indice.

Si sbaglia, a volte, mamma… anche in buona fede.

Qualche annetto più tardi ho deciso di prendere la mia rivincita. Qualcosa nel Kenshiro negato mi aveva affascinato al di là del semplice mistero del divieto ed era per me giunto il momento di andare a vedere. Così alla soglia dei 30 anni e con i Tv Color ormai del tutto scomparsi dalle case della città, mi sono rivisto tutta la serie su Youtube, impiegando un paio di mesetti. Un’esperienza rivelatrice; politica; definitiva.

Tanto per cominciare non era affatto vero che Kenshiro era violento. Il cartone si limitava a raccontare la violenza di una società in cui la sola molla che sembra muovere l’umanità è l’ambizione di potere e la voglia di controllo dell’uomo sull’uomo. Il tutto appena appena “giustificato” dal disastro atomico e dal conseguente crollo di ogni schema civile. Tuttavia ci vuole poco per capire che la cattiveria dei nemici di Ken era sempre stata là: semplicemente ora vive un’estetica più favorevole e meno imbrigliata dalle “cortesie” e dalle buone maniere, saltate assieme al plutonio.

La società di Ken è quindi del tutto simile a quella in cui mi alzo ogni mattino. Molto molto più di quella dei puffi o di altri cartoni cattocomunisti del cazzo. Gli uomini si mangiano a vicenda per fare soldi e schiavizzare altri uomini. Un parruccone l’aveva chiamata “la ricchezza delle nazioni”, ma il concetto sta sempre là.

Ma ecco che dal deserto, come un novello Cristo ma molto più risoluto, arriva improvvisa e insperata una possibile risposta. È Kenshiro, che già dalle primissime battute fa capire di essere fatto di una pasta inedita, che il piccoletto degli anni ’80 non poteva aver visto. Ken è un uomo giusto, nel senso pagano e a-cristiano del termine: è dotato di una carica morale granitica, che non prevede né il perdono, né la compassione, né la giustizia divina. L’unica cosa giusta sono le tortorate che riversa sulla faccia dei “cattivi”, che poi immancabilmente esplodono dopo tot secondi, in quanto colpiti nei punti di pressione segreta che solo pochi conoscono.

Quindi non siamo di fronte all’omaccione “che so’ bono e caro però se me prendono i 5 minuti”. No. Kenshiro non è né buono, né caro e, soprattutto, se si trova di fronte a qualcuno che compie un’ingiustizia, sono cazzi suoi punto: esplode. Non c’è appello, preghiera, corruzione o compromesso storico che tenga. L’arte guerriera dell’Hokuto, imparata in decenni di durissimi allenamenti e impregnata di una spiritualità terrena commovente, si abbatte con la forza vendicativa del Dio Sterminatore del Vecchio Testamento, ma senza delegare alla metafisica il compito di redimere, punire, premiare gli uomini: ce pensa Ken.

Bello, Santo, Pulito, Umano e immensamente colto, Kenshiro era l’unico vero eroe di cui avrei avuto bisogno.

2 febbraio 2013
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3 Commenti su “La verità negata di Kenshiro

  1. …… peccato che i bambini di otto anni non hanno gli strumenti culturali che hai tu a 30 anni, Gianluca Bernardo, sennò le mamme magari gli avrebbero fatto vedere Kenshiro …… chissà come sarebbero cresciuti…..

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