Alba (di Eugenio D’Agata)

interpretare artisticamente

Neve davvero sulla strada e i suoi occhi – neri come un inseminabile destino di lacrime amare, neri come una pala da carbone all’alba, neri come il fumo della locomotiva fantasma dello spazio sulle corrose rotaie del tempo. C’è della verità nei ricatti, c’è un mesto fondo di bugia nelle promesse.

E sta qui seduto – mentre gente lancia piene manciate di vuote parole, secchiate di parole bagnate, parole che fumano di spento fuoco, a morire vanamente in un’aria di ghiaccio liscia come stalattiti levigate da geologiche ere di noia – con lei, sempre, negli occhi.

E sere passate abbracciati a stilare il manifesto dell’amore negativo, invecchiando rivoluzioni, dietro lasciando morti soli di un avvenire svenuto, su fogli di carta in inesorabile sgretolamento.

Su consumate rovine un’alba di vita.


15 giugno 2013
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