materassi

trasformare politicamente

Abbiamo una compostiera da balcone. Un parallelepipedo di legno con dei grossi buchi ai lati che purtroppo non fa il suo dovere. Ma un po’ la nostra ingenutià “Seee, è di legno! Fichissima!! Dai prendiamo quella!!” – senza considerare che il legno è compostabile esso stesso – un po’ l’ingenutià dei costruttori che se la sono pure fatta pagare abbastanza, ci rende un po’ troppo complesso il suo utilizzo. Oltre al fatto che l’abbiamo presa troppo piccola, almeno per la nostra alimentazione prevalentemente a base di frutta e di verdure. Ci ritroviamo così a partire da casa con una bustona di organico, almeno una volta ogni tre giorni, per dirigerci ai secchioni del vicino quartiere Portuense, dove si trovano i cassonetti per la raccolta dell’organico.

La difficoltà di questa operazione comprende diversi fattori:

  • l’inadeguatezza delle buste esistenti sul mercato (nessuna non si buca, con la conseguente fuoriuscita del mefitico e famigerato “percolato” che, in estate, provenendo da frutta che fermenta subito, ti fa venire in mente che altro che falce, la morte è dotata sicuramente di qualcosa del genere!)
  • l’utilizzo purtroppo di buste non compostabili: ciò significa che bisogna svuotare il contenuto del sacchetto nel secchione dell’organico e poi gettare la busta, ben avvolta nel percolato, in un secchio diverso.
  • non possediamo un automobile, quindi dobbiamo trasportarlo con la vespa o peggio con la bicicletta.

Ma lo facciamo. E anche meglio di alcuni posti dove ultimamente ci è capitato di trovare forchette e piattini con la meravigliosa scritta “compostabile” per vederli poi gettati nella plastica o peggio nell’indifferenziata da personaggi autocompiaciuti del loro gesto perché “si sa che piatti e bicchieri di plastica non sono riciclabili!! Non lo sapevi?”.
Insomma lo facciamo e lo abbiamo sempre fatto con l’aria di chi sa che sta facendo una cosa che sente giusta, senza metterci troppa estetica o dichiaratività o tutte quelle altre cose più da social network che da reali, alla fine dei conti, pratiche virtuose (così le chiamano). Lo facciamo, nonostante l’odore nauseabondo del percolato, nonostante arrivare nel quartiere vicino per gettare la mondezza, nonostante il trasporto della suddetta non sia proprio dei più semplici. Lo facciamo.

Poi ti capita di trovare dentro il secchione su via Portuense, proprio davanti al posteggio dei mezzi dell’ama, dentro il secchione dell’organico, ti capita di trovarci un materasso.

E allora ti incazzi, ti incazzi perché è l’ennesima prova del fatto che è un paese di cialtroni, cui manca il rispetto della cosa pubblica, e non solo del futuro da lasciare ad altri ma anche del proprio presente e del proprio futuro. Ti rendi conto che l’unica cosa che fanno tutti è la pratica della furbetteria, che le cose si possono fare finché e perché non ti vede nessuno, perché del resto l’omertà è una delle caratteristiche su cui poggia la società italiana.
Ti incazzi ma continui a fare quello che fai, e a volerlo fare sempre meglio. Ti fai passare l’incazzatura e vesti il tuo sorriso migliore e pensi al prossimo progetto di denuncia.

8 luglio 2014
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