Twistwer.

trasformare artisticamente

Certe notti, essendo una ragazzetta anni ’90, certi notti, come Libague mi concedo dei lirismi. Purtroppo non ci divento famosa e ricca come Ligabue, ma me li concedo lo stesso. Anzi forse il problema è proprio che il mio approccio epistemologico nei confronti del mondo sono l’entusiasmo, la paranoia e il lirismo e questo mi condurrà a morire giovane e povera.

Ecco, sì, proprio a questo pensavo. In prima persona, stranamente, senza universali universalizzazioni. Pensavo che in fondo io pensavo di avere un atteggiamento politico (“o fai i figli o fai politica!”) ma invece non è così. Chi ha un atteggiamento politico ce la fa, lo vedi che intesse relazioni, crea connessioni, ce la fa. Io invece no. Sono rimasta a Twister, a tenere il cartellone, è questa la dura realtà. Ci sono cose che ti segnano. La mobilità sociale è una stronzata. Se nasci quadrato non diventi tondo, e ovviamente, viceversa.

La verità è che quel gioco, Twister, è molto adatto come metafora della vita: o reggi il cartellone o ti ammucchi. Comunque ti devi ammucchiare e intrecciare, comunque dei segnali chiaramente erotici, senza pestare piedi ad altre femmine alpha, comuniste femministe, ma comunque molto moraliste (eh già!), comunque li devi lanciare. E se li lanci male, cadi, vieni fatto fuori, a girare il cartellone!

Twister. Devi scegliere: o ti ammucchi o giri il cartellone. Davvero una valida metafora della vita!

2 aprile 2015
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