la libertà

interpretare politicamente

Veniamo a noi. Ti toccava, del resto, anche se non lo sai. Non lo sai che già ti ho dedicato strofe di canzoni, lacrime, litigate, oggetti rotti e mattinate sprecate. Non lo sai. Tu non sai un cazzo. Ma del resto non sei nemmeno più tu ma la tua astrazione e per citare un poeta “solo ciò che è reale può venire astratto”.

Sai cos’è un drago di comòdo? Sta’ zitto, te lo spiego io. Un drago di comòdo è un animale che uccide le sue prede con continui morsetti velocissimi. I suoi morsi non sono velenosi, come si pensava, sono solo veloci e continui: ti uccide per sfinimento, per dissanguamento. Ecco, tu sei così. Fai parte di quella schiera di persone che si comporta così.

Ah, e hai mai letto Petrolio? Carlo e Carlo. Due persone? no, due peni. Ecco, tu hai due peni, non due anime, due peni. Un pene unisce, l’altro separa, entrambi sono al comando di un esercito che non esiste, che muore sotto i colpi di un’erezione ridicola. Un pene dà, l’altro pene toglie. Entrambi comunque cercano la mamma, alla fine.

E va bene, il tuo approccio epistemologico nel mondo è l’eros. Vogliamo davvero analizzare questo dato? Guarda, te lo risparmio, ché poi mi tocca umiliarti, invece io ti voglio aiutare. Ma solo per un motivo: se ti umilio poi ti lego a me e io vorrei che la tua puzza di merda di cane bagnato mi stesse alla larga il più possibile. Se ti aiuto invece continueresti a odiarmi, ed è quello che vorrei: vorrei farti provare odio, odio profondo, farti ammalare di odio, spurgare la tua anima di pus con il sale dell’amore, per lasciare al suo posto solo ciò che sei: niente.

Sai qual è il contrario di “syn” (che ti piace tanto)? Non lo sai, no. Te lo dico io. E’ “dià”. Il contrario di “Syn-bolon” è “dia-bolon”, il contrario di simbolo è diavolo. E chi più del diavolo usa simboli? Oooo, stupito? e quante ne so, eh?

Piuttosto che stupirti, potresti… no, questa frase non la capiresti.

Ecco, per concludere, io non provo per te Stoccolma, io provo per te Amsterdam: cannoni, funghetti e birrette in riva ai canali, mentre mi faccio una risata! Io per te provo pena e disprezzo e penso che la responsabilità che ti spetta nei confronti del genere umano sia la morte, ma non come tutti, piuttosto in modo specifico: una morte dolorosa, solitaria, senza nemmeno un fiore, col fegato mangiato dagli avvoltoi e una collana di fallimenti al collo, che ti ha strozzato senza nemmeno lasciarti la possibilità di chiedere aiuto… ché tanto nessuno, poi, ti avrebbe comunque risposto.

La cattiveria di questo scritto? Stai scherzando, spero? Questo scritto non è cattivo. Questo scritto è giusto. In genere produco odio mosso da amore, ma nel tuo caso farò un’eccezione: produrrò te muovendo da te. Per rispetto verso la tua autoreferenzialità, verso il tuo divide et imperat mascherato da connessioni, verso la tua maschera mascherata da volto. Piuttosto che farmelo passare, io lo faccio crescere e lo coltivo il rancore verso di te, senza fare sforzi, come con le muffe.

No, non ti auguro niente. Sta’ tranquillo. Sono una pasionaria, mica una pivella. Niente, non ti auguro niente.

5 aprile 2015
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