L’ansietta

interpretare politicamente

L’ansietta. Questa sensazione perenne di caducità mista a inadeguatezza ed egocentrismo. L’ansietta.
Tutto ruota attorno a te, alla tua riuscita, alla tua inadeguatezza nel riuscire, alla tua insicurezza egocentrica e allinea le sette stelle di hokuto proprio sopra la tua testa e fa comparire tutti e tre insieme: Ken, Toki e Raul (compreso re nero) nella tua cameretta, tra i poster degli oasis, le foto della gita della terza liceo e i libri di Dostoevskij.

L’ansietta. Quello stato d’animo perenne, che insieme alla paranoia e all’entusiasmo costituisce l’approccio epistemologico nei confronti del mondo caratteristico dei panda. Quel morbido ed enorme e pesantissimo mammiferone erbivoro, anzi babù-ivoro, perché mangia solo bambù, pianta che cresce alla velocità di una testuggine di 300 anni anemica e sotto il sole cocente del Messico, dopo che ha deciso di trasferirsi lì per fare la siesta come modalità di relazione alla vita. il bambù, che cresce solo in Cina, solo in una certa zona della Cina: una pianta verde brillante tra cui si nasconde il nostro amico panda bianco e nero.

Il panda non si sta estinguendo perché l’uomo gli dà la caccia, ma perché è evidentemente inadatto a campare. E’ una sorta di bug della natura.

L’ansietta. Sentirsi bianchi e neri in una foresta verde brillante, sentirsi immediatamente riconoscibili mentre si vorrebbe scomparire. Traditi dal proprio stesso cibo! L’ansietta: sei tu al centro dell’universo, un universo che è tutto in funzione di te, che non pensa ad altro che a te, mentre tu puoi lamentare la tua inadeguatezza, la tua pandità, il tuo bianco e nero tra il verde brillante. Nanto e Hokuto si scontrano sempre rispetto alle questioni che riguardano te, ed è tutta colpa tua!

L’ansietta. Anche no. Forse potresti adottare lo slogan postmoderno “less is more” invece che sentirti radicata al latino “abundare melior est quam deficere”. Che poi pure ‘sti latini… non sai mai se sei fascista o sei fichissima se li citi! Non se po’ più cità ‘na cippa. E’ il caso di dire che ci troviamo in quella condizione da “ricchi da poveri”: che confusione, sarà perché ti amo.

L’ansietta. E così concludiamo l’anafora in positio princeps. Eh già, anche io ho fatto il classico negli anni ’90, con quel professore molto antico che ti ha insegnato un’analisi del testo che potevi usare per rimorchiare al pub uno che non aveva il motorino.

L’ansietta!

 

20 aprile 2015
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