Filosofia e adolescenza

interpretare filosoficamente

Diciamo che aver scelto di studiare filosofia nella vita ti getta definitivamente in quello stato di perenne adolescenza, con tutto quello che ciò significa.
Per primo il disprezzo da parte dei tuoi genitori, che non smetteranno MAI, nel senso più vero del MAI, di proporti di inviare quel curriculum in quella banca, dove magari le risorse umane…

E se non hai smesso di spiegare loro l’orrore della locuzione “risorse umane” citando ogni autore della storia della filosofia, fino a i nostri giorni, se non hai smesso di tornare piangendo da casa loro (perché nel frattempo sei in qualche modo cresciuto, sei “grande” e abiti da solo), se non hai smesso di scrivere di notte sul tuo diario o il tuo blog per sfogare e rivendicare la profonda verità che risiede nelle tue scelte, calibrate e ponderate su una scienza che si fonda nel nucleo dell’umano, nella consapevolezza piena della condizione umana, della libertà… ecco, guardati allo specchio e chiediti “quanti anni ho?”, o almeno cos’è cambiato dall’ultima volta che l’ho fatto?

Niente. Non è cambiato niente.

Tuo fratello o tua sorella sì, che hanno scelto una laurea “vera”.
Senza considerare che oggi una laurea “vera” se non è ingegneria informatica forse non lo è nessuna. Ma per loro, invece, basta che non sia lettere. Del resto che ci vuoi fare? Il boom, il 68, il 77, il ministero o la banca, la pensione eccetera, li hanno convinti di un mondo che è finito e alla cui fine mai si rassegneranno. Oggi chi davvero sa come stanno le cose sono forse proprio i filosofi, che la chimera di una qualsiasi professione legata alla loro laurea l’hanno abbandonata nel momento stesso in cui si sono iscritti all’università. I filosofi godono di quel realismo un po’ cinico, un po’ spietato un po’ semplicemente oggettivo, che li porta ad affrontare il mondo purtroppo non con filosofia (altrimenti de che stamo a parla’?) ma con una praticità sicuramente maggiore di quella che viene loro rimproverata.

Come è buffa la vita.

Io auguro a tutti i genitori di avere un figlio filosofo. E’ un’esperienza incredibile, da non perdere. Questo figlio diverso, tutto da amare, che preferisce leggere un libro o guardare un film il sabato sera invece di andare a ballare. Che si compra almeno quattro libri apparentemente uguali, spiegando che si tratta di quattro traduzioni diverse e alla domanda “li leggi tutti e 4?” ti risponde con uno sguardo tra il disprezzo e lo sdegno. Questo figlio che parla un linguaggio incomprensibile, con parole dal quantitativo di sillabe eccessivo, che trascorre tutte quelle ore davanti al computer a scrivere o coi videogame, sì i VIDEOGAME, perché rigorosamente anni ’90. Un figlio saccente, che gli vorresti mettere le mani addosso.

Niente televisione, ogni tanto qualche canna, amici che si vestono davvero male, uno più strambo dell’altro. Qualcuno scrive poesie, qualcun altro sceneggiature, qualcun altro è un cantautore. Un figlio che torna alle 6 del mattino un Martedì di Novembre e poi a Capodanno va a dormire alle 22:30 perché il giorno dopo deve studiare.

La scelta della filosofia ti mantiene in quel limbo da “patto col diavolo” dell’eterna giovinezza, con tutti i pro e i contra. Mentre i tuoi amici hanno problemi con il “capo” tu rabbrividisci e spieghi loro il dispositivo foucaultiano o la dialettica servo-padrone o la caduta tendenziale del saggio di profitto.
Diciamo che se per stupire mezz’ora basta un libro di storia, la filosofia in soli due minuti ti getta in un misto di noia e disperazione, che ti fa desiderare la morte il prima possibile.
Non al filosofo, però! ed è questo il trucco…
yesss!

 

 

25 maggio 2015
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