Modalità

interpretare filosoficamente

Possibilità, Necessità, Realtà. La Realtà a volte la chiamano contingenza. Ecco il modo in cui i filosofi, da quando Parmenide aveva risolto la questione dicendo che il non essere non è punto e basta, hanno continuato a scervellarsi per capire come funziona la relazione tra il pensiero e il mondo empirico e, per giunta, tra il pensiero e l’azione. Con buona pace di chi le cose le fa e mica le pensa.

Per essere proprio precisi ognuna delle citate categorie non può non fare riferimento al suo opposto correlato, e così la questione ruota attorno a possibilità/impossibilità necessità/contingenza (che poi diventa “libertà”). Ed ecco che la questione si fa più intricata ma anche più intrigante. Infatti mai come oggi il secondo blocco è stato tanto interpretato e sviscerato, plasmato e contraddetto, rielaborato e sbandierato. In molti (filosofi e non) si interrogano oggi sul rapporto tra necessità e libertà, dimenticando a volte il piano teoretico e concentrandosi su una soluzione squisitamente pratica e politica che vuole proprio capire quale sia il rapporto tra la giustizia e questa nuova libertà in cui ci troviamo, fatta di economia finanziaria, multiculturalismo e internet.
La conseguenza è ovviamente quella di considerare il primo blocco, possibile/impossibile, come una mera forma, una cosa da pivelli, del tipo “ma che davero ancora stai a pensà a ste cose kantiane trascendentali? Ma no, ma mica la libertà è la possibilità! Quello è l’arbitrio, è una stronzata! Qui mica stamo a smacchià i giaguari! Qui a noi ci interessa la libertà, quella vera, quella che ti spiega lo spread, insomma!”.

Beh, questo era uno scherzo, perché in effetti la questione è più complessa e riflettere sul rapporto necessità/libertà è un gran casino. Eppure anche la questione possibile/impossibile non lo è da meno e sicuramente non si può relegare alla pura formalità del diritto o a un pensiero trascendentale che svuota di contenuti l’agire umano eccetera eccetera come dice qualsiasi buon paper.
Perché il problema non è tanto il possibile, quanto l’impossibile. L’impossibilità non è davvero pensabile perché nel momento in cui la pensi stai operando un’esclusione arbitraria o semplicemente non reale. Se l’impossibile è l’irrazionale (tipo un cavallo alato o un pesce che nuota nel cielo) allora semplicemente l’impossibile è l’irreale; se l’impossibile è l’impedimento di una regola, allora semplicemente l’impossibile è il necessario. Dunque l’impossibile sarebbe inutile, perché in fondo è solo un altro modo per dire qualcosa per cui abbiamo già delle categorie. Eppure…

L’impossibile, se si guarda bene, è la categoria della morte. Scendendo sul piano molto empirico degli esempi, spesso capita di sentire affermazioni tipo: “sono troppo grande per suonare il violino. Non è possibile per me suonare il violino”, o ancora “non posso più fare danza classica, perché ormai sono troppo grande” oppure “mi è impossibile prendermi le ferie”. L’impossibilità di fare qualcosa per dei limiti fisici o sociali, compresa la perdita di un arto, è un’impossibilità irreale, perché nulla esclude che si possa suonare il violino a 40 anni o iscriversi a un corso di danza classica a 50 anni, a 20 o a 70, o mandare a fanculo il capo o anche, ormai, disporre di una protesi. Nel senso che ciò che non si può fare, in questi casi non lo si fa per motivi che non costituiscono una reale impossibilità, ma questa è dovuta soltanto alla prospettiva di una eventuale carriera o comunque è legata a dei criteri sociali. Ovviamente evitando di cadere in quella retorica del tipo “se lo vuoi niente è impossibile”, per carità!

La sola impossibilità reale è quella che ha a che fare con la morte. E si badi: impossibile non è non poter più parlare con qualcuno che è morto, ma precisamente è non potergli dire qualcosa che non gli hai mai detto. Non è una questione di scelta o di frustrazione o rimpianti, è proprio solo e soltanto una impossibilità, in tutta la sua tragedia assoluta. E’ impossibile e basta. E non appena ci pensi, provi un enorme senso di morte, di mancanza di libertà e percepisci perfettamente tutta l’irrealtà.

31 maggio 2016
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