La Città proibita – Uno straordinario affresco corale, dalla rara bellezza visuale.

una recensione di Letizia della Luna interpretare trasformare artisticamente

C’era una volta, nella Cina del decimo secolo, la grande dinastia dei Tang. Nella città imperiale lo sfarzo e la ricchezza si respirano in ogni dove. L’imperatore, l’imperatrice e i loro figli sono serviti e riveriti da uno stuolo di servitori adoranti. Ogni minima azione quotidiana avviene nel rigore e nel rispetto di rituali millenari, nella magnificenza quasi surreale di un mondo estetizzato e dorato. Ma, come in ogni famiglia e favola che si rispettino, il male, il segreto, l’intrigo sono dietro l’angolo. La famiglia imperiale nasconde segreti inconfessabili fino al giorno in cui, durante la festa del Chong Yang, la festa dei crisantemi legata alla famiglia e alla sua solidità, ogni minimo intreccio verrà disvelato. Un’epica battaglia metterà fine a tutti i misteri.
Il grande Zhang Yimou conclude così la sua trilogia dedicata ai wuxiapan, ovvero il genere cinematografico “cappa e spada” alla cinese; la trilogia, iniziata nel 2002 con Hero, proseguita nel 2004 con La foresta dei pugnali volanti, termina con questo straordinario affresco corale, una sorta di tableau vivant, in cui infinite masse umane prendono lentamente il sopravvento sulla scena fino a sovrastare magnificamente il grande schermo.
Niente è risparmiato in questo sconfinato ritratto in cui Zhang Yimou sembra davvero concedere tutto se stesso: pennellando sarcasticamente e causticamente l’amata Cina, omaggiando ma insieme deridendo una serie di ataviche tradizioni, con una bellezza visuale davvero rara. In un perfetto connubio tra racconto e forma artistica: mentre infatti emerge fortissima la critica all’assoggettamento incondizionato dell’essere umano in virtù di un’impellente urgenza interna di ribellione e autodeterminazione (esemplare è la figura della musa Gong Li, qui in stato di grazia, nei panni dell’imperatrice ribelle e della donna libera), contemporaneamente regia, fotografia, effetti speciali si fondono soavemente per rendere l’opera cinematografica un importante esempio di arte, con la A maiuscola.
Realista e insieme onirico, Zhang Yimou ancora una volta, ancora di più, dimostra quanto immenso sia il suo cinema, nella sua immaginifica e poetica essenza.

Un film di Zhang Yimou. Con Chow Yun-Fat, Gong Li, Jay Chou, Liu Ye, Chen Jin. Titolo originale Curse of the Golden Flower / Man cheng jin dai huang jin jia. Drammatico, durata 111 min. – Cina, Cina 2006.

2 febbraio 2013
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