Frustrazione e Azione Politica

interpretare artisticamente

Ho percorso diverse migliaia di chilometri attorno all’Italia, con un viaggio che si chiama il Perimetro. Non un semplice viaggio, ma un vero e proprio progetto, da cui, sto scoprendo giorno dopo giorno, che non potrò tornare.
A parte l’elaborazione del viaggio, del suo obiettivo e del suo oggetto, della sua veste pubblica e pubblicata, sto riflettendo molto su di me, come persona con la sua storia, il suo contesto e le problematiche quotidiane.
Non ho un profilo Facebook personale e Twitter lo uso solo come rassegna stampa personalizzata, quindi non ho molte valvole di sfogo, a parte il diario segreto (mentre cerco di far crescere questo sito, che non è un blog, come una rivista, liberandolo il più possibile da afflati intimistici – sebbene il borghesismo dietrologicamente psicologizzante ci sguazza più che in un blog, ma dargli un motivo per passare la giornata potrebbe essere, in fondo, divertente: detto altrimenti, non sono i fautori di questa frustrazione i lettori cui mi rivolgo).

Insomma, l’Italia, che poi è il Paese in cui vivo, lavoro, pago le tasse (!), di cui parlo l’idioma, in cui non voto, è in effetti un Paese incredibile. Tutto spezzettato, in lungo più che in largo, mentre al largo succedono tragedie scoperte sulle spiagge e insabbiate dall’Europa.
L’Italia non è un Paese insomma. E’ un’espressione geometrica, se fai il Perimetro, come ci hanno detto gli amici di Morigerati, cittadina che sebbene faccia pensare a qualcosa di molto morale, in realtà ha più che a fare con molto di etico.

Tornata a Roma non ho potuto fare a meno di non accorgermi come questa città non centri nulla con quello che pensa di essere. Niente di quello che mi circonda, in realtà, centra nulla con quello che pensa di essere.
Non è un giudizio di valore, ma una semplice constatazione, che forse qualcuno troverà anche banale o calda come l’acqua. Eppure se nasci e cresci in un posto, con tutto un gruppo di amici, con cui hai fatto un sacco di cose (che magari è stato semplicemente crescere), è difficile mettere in discussione tutto, o comunque quando lo fai, ti colpisce in modo irreversibile, specie se non sei in una crisi di qualche tipo, ma hai delle basi oggettive da cui far partire un ragionamento.

Per esempio, ora si ride. Ridono tutti. Con questo amore smodato per la denuncia ironica e violenta. Periodi paratattici con velleità ciniche, volti ad una presa per il culo di qualsiasi cosa, sferzanti numeri senza connesioni e desiderosi di risate per essere accettati o per accettare.
Oppure un cattolicissimo sempre in voga giudizio che salva gli amici e si sceglie i nemici, di volta in volta diversi, a seconda di quello che hai mangiato a cena o ti è capitato in ufficio.
Per esempio, ovvero, le pretese di ciò che spetta ed è dovuto, con riferimenti alternati alla pedagogia ricevuta o da ricevere e da dare.

Insomma, manca un po’ di tranquillità. Per esempio nel volersi bene, nella sincerità, che non è mai spietata, è solo sincera. La spietatezza è roba da servi.
Facciamo un po’ di etimologie: s-pietatezza, cioè la mancanza dell’azione della pietà (la “s” è privativa, sta per “sine” che in latino significa “senza”).
Ora, la pietà è la parola che il latino di età cristiana ha usato per tradurre “charis” (che si legge “karis” non “ceris”), che è una parola greca che significa grazia (da cui, in effetti, derivano altre parole cristiane, prima di una serie di fattori che hanno eliminato il greco da questa religione, ma sarebbe lungo e tedioso analizzarli qui, adesso).

La s-pietatezza dunque lasciamola a chi non ha pietà e si pone questo problema. Ciò che invece è deprecabile è la s-graziatezza. La prima è una mancanza di morale, in qualsivolgia modo la si intenda o la si dia o vi si cresca immersi e sommersi; la seconda invece è una mancanza di etica, che vive proprio grazie (et dai) ai modi di intendere, riconoscersi e differenziarsi.

Ecco, qual è il punto? perché non sia mai che non si giunga a delle conclusioni, ma si diano dei meri spunti.
Il punto è che l’Italia è quella che ognuno ha dentro casa, o al baretto con gli amici di scuola, dell’università o del conservatorio o di qualche scuola di fotografia e/o giornalismo.
L’Italia è una realtà privata e intima che si allarga a partire da quella cerchia e la si ritiene universale, e da lì applica il metodo, atteggiandosi a falco o a colomba.

Per fortuna, esiste qualcosa di meglio. Che ho visto, dipinto sulle face di certa gente, e che ho odorato e sentito e visto. Per fortuna esiste un conflitto che sa riconoscere l’azione politica dalla frustrazione. Lo scontato dal “gratis”.

 

 

15 novembre 2013
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