Dylan Dog nr. 125 – Tre per Zero

una recensione di Eugenio D'Agata

Mi sa che ci vorranno le catene, dice john smith a john smith sulla strada per bellybutton. Mi sa che ci vorranno le catene, dice john smith al cadavere di john smith soffocato dalla sua pipa. Non c’è acciaio che possa tenere le fila del caso, non c’è formula che possa spiegare l’infinito. La vacanza della morte spalanca la lavagna dell’abisso ed è un continuo inciampare nei tacchini che gonfi di diamanti vagano nella neve alla ricerca di un posto in frigorifero.

La matematica della coscienza è una porta aperta sul nulla, ed è polvere da lavare il gessetto della dimostrazione.  Il saggio cinese paul valèry forse non ha mai pronunciato le sue parole, ed è vissuto vestito di juta con lo stomaco bucato dalla cirrosi o da una fucilata. La gang di karl benz è in giro a prosciugare gli abbeveratoi per cavalli, mentre lui scia in salita confrontando i fiocchi di neve. Ho tirato su un autostoppista che mi ha raccontato una strana storia di rapine, alzheimer e cicli economici negativi, e io ho scoperto di esserci in mezzo come tutti. E noi vorremmo sperare in una ricompensa un giorno a venire, ma neanche le nostre buone azioni sono quotate. Proprio questo ho detto al mio psicologo, e la risposta che mi ha dato mi ha lasciato senza fiato: ‘io non parlo la sua lingua, ma gradirei una birra e un tramezzino’.

25 febbraio 2015
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