cetriolone meccanico

interpretare politicamente

Tantissime le parole sui fatti dell’Expo. Tra articoli di riviste e quotidiani, blog, post sui canali sociali, è stato l’ennesimo evento dalla viralità veloce e concentrata, che dura un paio di giorni e di cui poi non si parla più.
Certo che in condizioni del genere è davvero difficile fare autocritiche o rivoluzioni o non deprimersi, cercando cause fuori, dentro o negli interstizi.
Ciò che più salta agli occhi è la superficialità con cui si guarda a certi “fatti”, o la reazione sempre un po’ da stadio per cui ti associ, ti dissoci, ti schieri pro o contro, ma un’analisi profonda di quanto avvenuto, che riesca ad abbracciare con uno sguardo generale (senza essere generalista) le dinamiche politiche che si svolgono in questo Paese manca.
Intanto è da notare la tremenda e malsanissima contraddizione che l’Expo è: scandali, tangenti, tempi, costi… non sono solo lo specchio del (mal)funzionamento dell’Italia ma fanno parte dello spettacolare teatro messo in piedi dal capitalismo che vuole raccontare a se stesso cosa non è sfruttamento.
Come non si sfrutta la terra? Come non si sfrutta il lavoro? Come non si sfruttano i “giovani”? Come non si sfrutta la “politica”?
Te lo spiega l’Expo, che per l’occasione non si è fatta mancare nemmeno i back bloc, queste affascinanti comparse sempre presenti nelle manifestazioni più importanti. (Tra l’altro il tempismo con la rediviva memoria di Genova 2001 è stato impressionante!)
Quanto vengono pagate le persone che lavorano all’Expo? Quante ore lavorano? Quanto costa l’Expo al visitatore? Chi ha potuto partecipare ai padiglioni dell’Expo?
E di cosa parla l’Expo? Di cibo. Il cibo che non solo è alla base dello sfruttamento dell’uomo sulla terra ma anche dell’uomo sull’uomo. Attorno al cibo l’Occidente ha creato tutti i suoi mostri più potenti, tutte le sue armi più potenti, dallo zucchero all’anoressia, dalla obesità alla morte per fame, dagli OGM alla moda del Biologico.
E quando viene presentato l’Expo? Il giorno della Festa del Lavoro, giorno su cui si dovrebbe fondare il nostro Bel Paese.
E perché Matteo Renzi è lì a parlare di “figli di papà” poco dopo che dalla polizia sono stati massacrati insegnanti e precari alla Festa dell’Unità di Bologna che lo contestavano? Perché insegnanti e precari sono stati massacrati e questi presunti e famigeranti black bloc no? Perché ‘sto blocco nero è 15 anni che se ne va in giro e nessuno sa chi sia, da dove venga e nessuno lo tocca? Si è anche sentito che sono scomparsi dietro i fumogeni spogliandosi di tutto e abbandonando tute nere caschi e mazze per la strada: ma chi so’ i figli di Mandrake?
Ciò che proprio è esacerbante e da gastrite ulcerosa è l’assenza di un’analisi politica profonda che riesca a spiegare anche storicamente le dinamiche che hanno condotto al punto in cui ci troviamo. Manca la visione d’insieme, è tutto frammentato, bulimico, il singolo dato viene totalizzato, si gonfia e poi esplode in una coazione a ripetere degna manco di Sisifo perché non c’è neppure più nessuno che faccia un po’ di fatica.
L’Expo. Senza andare in Africa dai bambini con la pancia gonfia, basta fare un salto in Grecia: che Renzi glielo andasse a spiegare a loro cosa significa non sfruttare terra e uomo e poter mangiare tutti.
Eppure tutto questo è stato oscurato dal “blocco nero”. Qualsiasi riflessione politica giace ormai sotto le auto incendiate, le vetrine frantumate e i ciottoli della strada divelti. Come al solito. Stessa solita strategia politica, ma di stato.
E via coi krumiri, armati invece che di forche e torce infuocate, questa volta di ramine e sgrassatori. Perché bisogna difendere il diritto di tutti a protestare.

Oppure bisogna toglierlo definitivamente? magari insieme alla capacità di pensare…

6 maggio 2015
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