più post che moderni

interpretare politicamente

Quando cominci a riflettere sulla tua generazione significa almeno tre cose: stai invecchiando, evvabbeh, hai sbagliato qualcosa da piccolo, evvabbeh, oppure t’hanno fregato e allora daje col materialismo dialettico!
Sì perché ogni epoca ha la sua “avvelenata”, ovvero qualcuno che fa da megafono all’insoddisfazione per gli ideali con cui era cresciuto e poi si ritrova a rimpiangere i quattro amici al bar, quelli che sono diventati borghesi e così via.
Ma ciò che è proprio interessante è che i nati negli ’90 già riflettono su se stessi prima di avere trent’anni! Loro già sanno cos’è la disillusione, anzi loro sono già disillusi e cantano, stonano, teatralizzano con filtro cinque questo espressionismo talmente contemporaneo da essere solo contemporaneo. I nati negli anni novanta, nativi digitali, nativi post-murum, non sanno il perché e neppure gli interessa. Non lottano. Semplicemente la loro lotta è fottersene. Sono già trentenni o forse sono eterni ventenni.
Ad ogni modo, riflettersi nello specchio di chi non sei indica solo il fallimento di chi non sei diventato, o di quello che non sei riuscito a rendere effettuale per un futuro che è diventato il tuo presente. E’ una cosa molto simile a quello che facevano i nostri genitori quando sostenevano che le loro sì che erano lotte, che la loro sì che era musica… mentre noi perdenti degli anni ’90 vivevamo il pieno del pieno della farsa senza tragedia.
Pionieri di tutto, di internet del capitalismo finanziario della riforma scolastica della socialdemocrazia della massificazione dell’imperialismo americano dell’imperialismo cinese capitalcomunista dell’euro… praticamente siamo stati degli esperimenti. La generazione nata negli anni ’80 è un esperimento sociale.
E allora tutti a sfogarsi coi blog, coi gin tonic e persi a metà tra youtube e la rai. Ora che non abbiamo niente di reale ci appelliamo alle dichiarazioni dell’ “io sono”, sfoggiando il nostro avatar che difendiamo come attivismo, considerandolo “sfera pubblica”. E poi nella sfera privata mentiamo e ci giustifichiamo se veniamo scoperti.
Ecco, sì il lascito più grande dello sfacelo è la netta separazione tra sfera pubblica e sfera privata, proprio mentre la riflessione più illuminata non fa che battere la lingua sul tamburo della normatività immanente.

 

31 maggio 2016
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